martedì 15 giugno 2010

Sfratto per morosità: i dati in aumento preoccupano le fasce più deboli.

La crisi economica ha colpito pesantemente chi vive in affitto, specialmente le famiglie, e la perdita del lavoro ha comportato per molti anche quella della propria abitazione.
I provvedimenti che portano un Giudice ad ordinare all’inquilino di riconsegnare l’abitazione possono essere causati da diversi motivi, ad esempio per gravi inadempimenti degli obblighi previsti nel contratto di locazione da parte dell’inquilino oppure quando il proprietario intende riutilizzare l’alloggio per motivi di necessità o è costretto ad eseguire dei lavori indispensabili all’immobile. Negli ultimi anni però, nella quasi totalità dei casi gli sfratti sono stati emessi per morosità.

Che cos’è lo sfratto per morosità?

Di fronte a un mancato pagamento del canone di affitto e trascorsi i venti giorni dalla scadenza del termine, l’inquilino può subire un provvedimento di sfratto per morosità a seguito di intimazione di fronte al Giudice. Se l’inquilino presenta delle evidenti difficoltà economiche, il Giudice può accordare un termine per il pagamento dei canoni scaduti non superiore ai novanta giorni.

I dati diffusi dal ministero dell’Interno affermano che nel 2009 gli sfratti emessi sono aumentati del 17,5% rispetto all’anno precedente, dei quali l’84% riguardano provvedimenti di sfratto per morosità. Guardando al futuro poi, il dato è destinato a crescere e ci consente di ipotizzare che circa 150mila famiglie, di cui 80mila tra giovani e anziani, rischiano di perdere la propria abitazione nei prossimi tre anni.

Da un’indagine condotta dal SUNIA su un campione di 1.000 famiglie sottoposte a sfratto, emerge che lo sfratto per morosità tende ad essere più diffuso tra le fasce più deboli: giovani lavoratori al di sotto di 35 anni che hanno un contratto a tempo determinato, che svolgono prestazioni occasionali o che hanno perso da poco il proprio lavoro; nuclei di anziani, dei quali la maggioranza composti da una persona che vive da sola; famiglie di migranti di tre o più persone.

Lo scenario attuale che abbiamo di fronte è quindi preoccupante e ci conferma che sono sempre di più le famiglie, i giovani e gli anziani che non riescono a sostenere le spese e perdono la propria abitazione. Nelle famiglie con un unico stipendio da lavoratore dipendente o una pensione, l’affitto copre il 40% delle entrate nelle grandi città, fino ad arrivare ad oltre il 70% a Roma e Milano. Se poi consideriamo anche le spese aggiuntive per l’abitazione, le percentuali salgono fino ad oltre l’80%, sempre a Roma e Milano. Nelle città di piccole dimensioni invece i dati sembrano essere più confortanti, con incidenze sul reddito molto più contenute: l’affitto a Pescara, Urbino, Pesaro o Trapani per citarne solo alcune, incidono al di sotto del 20%.
Prevedendo un’ulteriore diminuzione dell’occupazione nei prossimi anni a causa dell’aggravarsi della situazione economica, possiamo quindi facilmente ipotizzare anche un aumento dei provvedimenti di sfratto per morosità.

Quali soluzioni per risolvere il problema?

Giovanni Baratta, segretario Sicet-Cisl Piemonte sostiene che il problema principale della situazione attuale risiede nel mancato impiego da parte delle istituzioni di contributi per l’affitto, come invece avviene con i mutui per l’acquisto degli immobili, oltre alla mancanza di una moderna legge sulle locazioni private che riduca il costo degli affitti.

Sicuramente la crisi economica rende ancor più difficile la ricerca di fondi da stanziare, ma di certo sarebbe ancora più irresponsabile trascurare un problema importante come quello dell’aumento degli sfratti per morosità. Una politica più presente sul problema degli affitti è quanto mai necessaria al giorno d’oggi, un’azione decisa a ridurre il peso dell’affitto e a dare sostegno alle classi più deboli.

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