lunedì 19 aprile 2010

Mutui subprime: Goldman Sachs truffa i propri clienti

Goldman Sachs, una delle più importanti banche d’affari del mondo, è stata accusata di frode dalla Securities and Exchange Commission, autorità di controllo della Borsa (la Consob americana), che ha intentato una causa civile contro il colosso americano. Goldman avrebbe guadagnato giocando al ribasso contro dei prodotti che aveva venduto ai suoi stessi clienti. È il New York Times a riportare la notizia.

Goldman Sachs è uno dei più potenti istituti finanziari di Wall Street, fondato nel 1869 da Marcus Goldman, un tedesco immigrato negli USA. Nel 1896 a Goldman si unì il genero Samuel Sachs. Nello stesso anno la banca venne quotata in borsa.

La banca annovera fra i suoi clienti persone ricchissime, grandi aziende, governi, istituzioni finanziarie internazionali ed importanti enti. La sede principale è a New York, ma ha basi operative in moltissime località considerate tra i maggiori centri finanziari del mondo: Londra, Francoforte, Tokyo, Hong-Kong.

Secondo l’accusa della S.E.C. Goldman, su richiesta del gestore di hedge-found John A Paulson, avrebbe creato prodotti collegati a mutui subprime, per poi venderli ai propri clienti, rilasciando informazioni inesatte e omettendo i rischi che si correvano.

Lo strumento sotto accusa è l’Abacus 2007-AC1, un titolo complesso creato nel febbraio 2007. John A. Paulson era sicuro che il mercato immobiliare sarebbe crollato e chiese a Goldman di creare uno strumento che gli permettesse di scommettere al ribasso. Lo stesso Paulson indicò i titoli che dovevano essere inclusi nel pacchetto, scegliendoli tra quelli che secondo lui erano inevitabilmente destinati al collasso.

Quando l’Abacus cominciò a perdere valore, i clienti della banca che avevano investito in Cdo (collateralized debt obligation), obbligazioni garantite dai prodotti subprime, subirono gravi perdite. Si parla di un miliardo di dollari persi dagli investitori. Nel frattempo Goldman ed alcuni hedge-found (fondi speculativi) guadagnarono giocando al ribasso. Sembra che John A. Paulson e Goldman Sachs nel 2007 abbiano incassato cifre enormi grazie alla crisi dei mutui subprime. Quest’ultimi sono quei mutui concessi a persone che vogliono comprare immobili, ma che non sono in grado di offrire le giuste garanzie e che con ogni probabilità non saranno in grado di pagare la rata pattuita. "Goldman ha consentito a un cliente che scommetteva contro il mercato ipotecario di influenzare pesantemente quei titoli immobiliari inclusi nei veicoli di investimento, mentre agli investitori diceva che i titoli erano scelti da un soggetto terzo indipendente e obiettivo" dichiara Robert Khuzami, responsabile della S.E.C.
Lo scandalo coinvolge anche Fabrice Tourre, vicedirettore generale, che ha contribuito alla creazione ed alla vendita del prodotto incriminato.

Ma sembra che l’Abacus sia solo uno dei 25 prodotti creati da Goldman per permettere alla banca e solo ad alcuni clienti privilegiati di scommettere contro il mercato immobiliare. La S.E.C. sta valutando una vasta gamma di prodotti e transazioni. E non è tutto. L’autorità di controllo non esclude il coinvolgimento di altre importanti banche. È la prima volta che si agisce contro un prodotto finanziario messo a punto da Wall Street.

Goldman Sachs si difende: “Le accuse della S.E.C. sono completamente infondate dal punto di vista giuridico e le contesteremo con forza per difendere l'azienda e la sua reputazione”.

Intanto la notizia ha avuto notevoli ripercussioni sulle borse mondiali: Goldman ha perso 12,72%, a 160,83 dollari per azione. Ma sono in calo anche altre grandi banche, Wall Street è in crisi, le borse europee ne risentono.

Per capire meglio cosa sono i mutui subprime e i prodotti ad essi legati, suggeriamo di vedere questo video:


venerdì 16 aprile 2010

Occupazione abusiva case popolari: in Italia è sempre più caos

In Italia si sa, c’è un grosso problema: quello legato all’edilizia sociale. Tante richieste e poche case a disposizione creano alle famiglie meno facoltose tantissimi disagi e non solo, a volte si verificano delle vere e proprie truffe attraverso l’occupazione abusiva delle case popolari in affitto.

Blog Immobiliare vuole mettervi al corrente di una storia davvero singolare.

Pensate di andare in vacanza per due settimane e al vostro rientro a casa, la trovate occupata da un'altra famiglia!
Impossibile? No! È proprio quello che è successo a Francesca una signora di 60 anni che viveva nel quartiere Zen di Palermo: al ritorno dalla breve visita fatta alla figlia ha trovato una coppia di vicini che si era trasferita nel suo appartamento e che non ha nessunissima intenzione di interrompere l’occupazione abusiva della casa popolare.
L’anziana signora ha denunciato il fatto alle autorità competenti: polizia, carabinieri e Istituto Case Popolari ma è da 9 mesi che non può rientrare in casa perché chi ha messo in atto l’occupazione abusiva della casa popolare sa benissimo che nessuno mai farà in modo di sfrattarli. Il quartiere zen infatti è un quartiere di Palermo che potremmo definire problematico ed inoltre le forze dell’ordine incontrano difficoltà, da loro definite burocratiche, nel combattere le occupazioni abusive delle case popolari.
Non solo, ma la famiglia occupante è anche recidiva: il padre del ragazzo che ora ha addirittura la residenza nella casa della signora Francesca aveva precedentemente occupato ben due case popolari una sopra l’altra, aprendo poi una scala interna per collegare i due appartamenti in modo da creare una vera e propria reggia: una grandissima cucina, un salotto enorme, un ampio soggiorno, quattro camere da letto e ben tre bagni!

Le Iene si sono occupate di questo caso e grazie a loro qualcosa si sta muovendo, dopo i due servizi mandati in onda, di cui ve ne presentiamo uno qui sotto, il sindaco di Palermo promette di muoversi velocemente per far cessare questa occupazione abusiva della casa popolare e l’Istituto Case popolari offre massima disponibilità alla signora Francesca.
Dal canto suo anche la famiglia occupante offre una soluzione: loro al massimo sono disposti ad ospitare la signora nella “loro” casa ma mai saranno disposti a ridargliela!

La situazione ha veramente dell’assurdo e noi speriamo che oltre alle promesse le istituzioni comincino a fare qualcosa di serio per la signora Francesca.

Il mercato immobiliare troppo spesso sta assistendo inerme a vere e proprie truffe come quella appena raccontata o come quella più volte documentata da Blog immobiliare della frode fiscale degli affitti in nero e ciò di sicuro non aiuta affatto a risollevare il mercato del mattone dalla profonda crisi che sta affrontando ormai da tempo.


sabato 10 aprile 2010

Home staging: la professione che rende più bello il tuo immobile

Il mercato immobiliare è saturo? C’è una nuova professione che prova a sbloccare le vendite degli appartamenti, rendendoli semplicemente più appetibili per i possibili acquirenti. È l'home stager,una nuova figura professionale che riesce a cambiare faccia all’appartamento candidato alla vendita o alla locazione con semplici mosse.

La professione di
Home Staging è nata negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’70 da un idea dell’agente immobiliare Barb Schwarz. La figura di home stager si diffonde velocemente in America, affermandosi come una vera e propria figura professionale a cui sia privati che agenti immobiliari ormai non possono fare a meno di rivolgersi per una consulenza. Ultimamente questa professione è arrivata anche in Europa contagiando i mercati dell’Inghilterra, Francia, Spagna e ora anche l’Italia.

A volte basta cambiare il colore alle pareti, altre volte riposizionare i mobili nella stanza e riorganizzare gli spazi, una nuova tenda, una nuova poltrona, o una nuova lampada, piccoli trucchi per una vendita o una locazione più veloce che solo un professionista preparato nell’attività di
Home Staging riesce però a suggerire. Per diventare un buon home stager non bisogna essere un arredatore di interni, né essere necessariamente un agente immobiliare o un architetto ma basta saper valorizzare un immobile con soluzioni semplici e poco costose.

Ecco perché l’ Associazione Italiana Home Stager ha deciso di organizzare corsi di formazione per home stagers, che offrono una panoramica generale sui principi dell’attività di
Home Staging, nozioni base su materiali, luci e forme, sulle diverse tipologie di costruzioni (casa classica, moderna, rustico, loft, etc.), l’insegnamento della pianificazione degli spazi, e principi fondamentali per la fotografia degli interni, utili al fine di rilasciare al cliente foto efficaci per la pubblicazione del suo annuncio. Per il resto è necessario avere occhio per le proporzioni, senso dello spazio, e buon gusto.

L'home stager può percepire dai 250 euro fino al 3% del valore dell'immobile. Il costo per pagare questa consulenza è recuperabile, da parte delle agenzie immobiliari o del privato che si affida a questa nuova figura, alzando leggermente il prezzo dell'appartamento, che avrà migliorato la propria quotazione grazie agli interventi di restyling.


Ma quali sono i vantaggi che gli agenti immobiliari possono trarre dalla consulenza di un Home Stager, visto che per entrambi l’obbiettivo è quello di piazzare un immobile al miglior prezzo, nel minor tempo possibile e alle migliori condizioni sul mercato immobiliare?
Ci sono vari motivi per cui è vantaggioso per gli agenti immobiliari stringere una collaborazione con un Home Stager, ad esempio crea un ottimo ritorno di immagine per l'agenzia e permette di differenziarsi sul mercato, di posizionarsi in una fascia esclusiva e di conseguenza il volume di affari si incrementerà sia in termini di ritorno sulle singoli contratti stipulati che di numero di incarichi affidati. Inoltre i clienti tenderanno a privilegiare le agenzie immobiliari che offrono il servizio innovativo di Home Staging.

Questa è la dimostrazione di come una semplice passione possa trasformarsi in una professione che per ora è agli inizi, ma che nei prossimi anni vedrà un vero e proprio boom in Italia.

Mancato pagamento affitto: ecco cosa può succedere

Nino Cherchi, di 69 anni, ex figura di spicco del banditismo sardo, ha ucciso due ragazzi albanesi, rispettivamente di 30 e 32 anni. L’omicidio si è consumato intorno alle ore 13 dell’8 Aprile all’interno dell’immobile in affitto. Cherchi ha sparato sette colpi, due alla testa di Gazmen Peca, e due a Kasem Memaj, uccidendoli sul colpo. Poi ha puntato la pistola contro Ariana Zelo, 31 anni e moglie di Gazmen Peca, sparando tre colpi e ferendola gravemente al torace. Sembra che la donna si sia salvata buttandosi a terra. Trasportata dal 118 all’ospedale di Olbia, dopo un lungo intervento chirurgico, non sarebbe ora in pericolo di vita. Ariana Zelo ha cercato di difendere dai colpi di pistola il figlio di cinque mesi, che fortunatamente non è stato ferito.

Kasem Memaj era arrivato da poco in Italia per fare lo stesso lavoro che faceva Gazmen Peca, che lavorava per una ditta edile. Sembra che i tre facessero fatica ad arrivare a fine mese. A conseguenza di ciò c’era stato un mancato pagamento dell’affitto negli ultimi mesi, come testimonia un’amica con cui si era confidata Ariana Zelo.

Dopo aver compiuto l’omicidio, Nino Cerchi ha chiamato il 112, dicendo solo: “venite qui”. Ai carabinieri che lo hanno interrogato l’ex latitante ha detto inizialmente di essersi semplicemente difeso da un’aggressione. Ha confessato solo in seguito.

Il movente è ancora dubbio, una delle ipotesi che sta valutando Riccardo Rossi, sostituto procuratore del Tribunale di Tempio Pausania, è che la lite sia scoppiata per il ripetuto mancato pagamento dell’affitto.
Anche la dinamica dell’omicidio è ancora da accertare. L’arma che ha sparato i colpi è una pistola 7,65, regolarmente denunciata dalla famiglia di Cherchi, ma i carabinieri non si spiegano come mai l’uomo l’avesse con sé, soprattutto considerando che pochi minuti prima era stato visto da una vicina passeggiare tranquillamente. Sembra sia da escludere che il Cherchi sia tornato a casa a prenderla in un secondo momento, a causa del nuovo mancato pagamento dell’affitto.

Nino Cherchi è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Figura di spicco del banditismo sardo, si è macchiato in passato di molti crimini, tra cui rapine, furti ed estorsioni ed ha trascorso undici anni in carcere, finchè, nel 1979, non è stato graziato dal presidente della Repubblica Sandro Pertini. A quel punto cerchi si è trasferito ad Olbia, dove ha aperto una macelleria.

Il motivo che ha portato a tanta violenza appare ancor più futile se si considerano alcuni elementi. Il locale in questione sembra sia un monolocale piccolissimo, situato al piano terra; secondo alcune fonti si tratta di uno scantinato, in particolare dello scantinato della casa dove Cherchi abita al primo piano.
Un’amica della coppia sostiene che i due pagavano un affitto di ben quattrocento euro mensili. Una cifra enorme, se si considera il tipo di locale in cui vivevano e che, in parte, ci fa capire i motivi del mancato pagamento dell’affitto. E non è tutto. Non esiste regolare contratto di affitto. Certo, in una realtà in cui gli affitti in nero non sono più una novità, il fatto non fa poi tanto scalpore. Affittare appartamenti in nero è diventata una consuetudine e ciò che è consueto diventa normale. Anche se questa consuetudine a ben pensarci non conviene a nessuno. Senza contratto di affitto il locatore non ha il diritto di riscuotere il canone d’affitto e l’affittuario non ha il diritto di occupare l’immobile. Bisogna inoltre considerare che chi affitta un qualsiasi tipo di locale senza regolare contratto di locazione rischia multe salatissime. Sicuramente regolarizzare le cose rende più sicuri non solo nei confronti del fisco. È fondamentale per un proprietario sapere chi occupa il proprio appartamento. Per questo è importantissimo rivolgersi a persone esperte nella ricerca di immobili da una parte e di inquilini referenziati dall’altra.
A tal proposito ci permettiamo una riflessione: se le due vittime si fossero rivolte a un’agenzia immobiliare non avrebbero forse trovato qualcosa di meglio di uno scantinato in affitto a 400 euro mensili? Questa vicenda ci sembra sempre più assurda.

mercoledì 7 aprile 2010

Terremoto dell’Aquila: dopo un anno cosa c’è di buono?

Alle 3.36 del 6 aprile 2009, esattamente un anno fa la terrà tremò all’Aquila e tremò talmente tanto forte da farsi sentire anche in molte delle regioni confinanti. Tremò talmente forte che rase al suolo una città che era un patrimonio artistico nazionale.
Alle 3.36 della scorsa notte invece, un anno dopo il terremoto dell’Aquila, in piazza Duomo si sono riunite 20 persone per una fiaccolata in ricordo delle vittime, una cerimonia davvero commovente e ricca di emozioni per tutti i parenti delle vittime che sono state ricordate con 308 rintocchi di campane e per tutte le persone presenti.
In questa occasione il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, dopo aver ascoltato i ringraziamenti di Napolitano rivolti ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile e ai volontari ha voluto riconoscere l’impegno del Governo che in questi 365 giorni ha inviato 7.618 soccorritori allestendo 5.957 tende e costruendo 4.449 appartamenti antisismici, gli ultimi dei quali sono stati consegnati a fine febbraio e hanno dato riparo a quasi 15 mila persone. E ad aumentare gli aiuti per i sopravvissuti al terremoto dell’Aquila due mesi fa sono stati ammessi al contributo speciale per la riparazione altre 500 case.

Ma qual’é il bilancio di questo lungo anno?
Al di la delle tante opinioni discordanti e delle tante lamentele che oggi popoleranno di sicuro tutti i media Blog Immobiliare ha deciso di andare a vedere con occhio obiettivo la situazione attuale e cosa si è realmente fatto dopo il terremoto dell’Aquila.

Per chi si avvia a piedi nel centro cittadino lo scenario è abbastanza desolante: la maggior parte del centro storico è inaccessibile e i vicoletti che una volta erano caratteristici della città oggi sono transennati ancora ricoperti ai lati dalle macerie.
Le case che apparentemente hanno subito pochi danni sono ancora nelle stesse condizioni dell’anno scorso: puntellate e chiuse perché non sicure e molti palazzi sono stati messi al sicuro con delle grandi cinture proprio come quelle utilizzate dai camion quando trasportano un carico pericoloso.
Ciò che risulta evidente però è che ricostruire il centro storico non è per nulla una cosa facile, perché si dovrebbe ripartire da zero, dalle fondamenta che avrebbero dovuto esser costruite con criterio e soprattutto secondo le norme antisismiche.
Ma i tempi tecnici per ricostruire la città secondo i criteri antisismici vanno dai 10 ai 15 anni, come dimostra quanto è avvenuto e sta avvenendo per il terremoto dell’Umbria e delle Marche che di sicuro tutti ricordano.

Ed è proprio il terremoto del 1997 che ha fornito al Presidente Berlusconi lo spunto per un paragone significativo sul quale incentrare il messaggio mandato alle tante famiglie colpite dal terremoto dell’Aquila: “… L'Aquila e i tanti borghi colpiti dal sisma hanno una storia secolare e un patrimonio artistico e urbanistico tanto prezioso quanto delicato. Ci vorranno dunque anni per giungere al restauro e alla completa ricostruzione di quanto e' stato lesionato o perduto. Gli aquilani tuttavia devono esser fiduciosi perché le risorse necessarie per ricostruire L'Aquila sono già state previste nel "Decreto Terremoto": 8,6 miliardi di euro. E questo non era mai accaduto in passato. Lo sgombero delle macerie, bloccato dieci mesi fa dal Comune dell'Aquila, sta avvenendo e la ricostruzione e' già partita. Nell'attesa tutti vivono in una situazione dignitosa in case confortevoli e sicure. Per tornare alla normalità ci vorrà del tempo ma gli abruzzesi sanno bene che il Governo per loro ha fatto tutto il possibile con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Gli aquilani riavranno la loro città – continua il Presidente - La ricostruzione dell'Abruzzo non ha e non avrà nulla a che vedere con gli sprechi e i ritardi del Belice, dell'Irpinia e dell'Umbria"

Ciò che conforta effettivamente e dà senso alle parole appena lette è vedere la periferia dell’Aquila popolata da migliaia di appartamenti antisismici e dotati di ogni confort per tutti i fortunati che hanno potuto accedere alle abitazioni costruite dopo il piano C.A.S.E..
Chi invece non è rientrato in questa fortunata lista, ha avuto comunque la possibilità di ottenere alloggi gratuiti nei vari alberghi della riviera adriatica, tra le polemiche dei tanti albergatori che non possono sfruttare a pieno le loro strutture ricettive per le imminenti vacanze sull’Adriatico.
È chiaro che per queste 15 mila persone queste non sono case definitive, quelle che andranno a sostituire gli appartamenti che hanno perso nel centro storico, ma rendono sicuramente l’attesa più dolce che vivere in conteiner o nelle tende.
E dopo? Quando finalmente la città si sarà riappropriata del suo centro storico e si potrà parlare del terremoto all’Aquila come un ricordo lontano, che fine faranno le migliaia di costruzioni che ora sono occupate da queste famiglie disagiate? Diventeranno case in affitto per moltissimi studenti, il vero cuore del capoluogo abruzzese.
Ma questo non è l’unico lato rosa della ricostruzione, assieme alle case antisismiche sono state costruite 32 nuove scuole, note come Musp, Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio e sono stati messi in sicurezza molti vecchi edifici che hanno consentito agli oltre 17 mila studenti aquilani di tornare sui banchi in tempo per l'inizio dell'anno scolastico 2009/2010.
Grandi risposte di ripresa ha dato anche l'Università dell'Aquila che ha fatto registrare oltre 23 mila iscrizioni, anche se come continua a denunciare il Rettore Ferdinando di Orio le istituzioni non hanno dato risposte adeguate sul fronte posti letto per i non residenti. Ci sono ancora oltre 6 mila ragazzi fuori sede che ogni giorno affrontano i disagi di ore di viaggio in pullman prima di arrivare in facoltà.
Blog Immobiliare spera che dopo aver affrontato al meglio la situazione d’emergenza per tutti i residenti, sicuramente i più colpiti dal terremoto dell’Aquila, anche gli studenti avranno tutto ciò di cui hanno bisogno per poter frequentare le lezioni e raggiungere le proprie facoltà comodamente.
In un anno i passi avanti ci sono stati e speriamo che a breve se ne vedranno altri!
Vi lasciamo qui di seguito il video simbolo del terremoto dell’Aquila e della speranza che lega migliaia di persone.